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San Pedro (Costa D’Avorio) – Scuola Materna “Enfant Jesus” – 2012

Pubblicato il 25-04-2012, da Il Mondo è la mia Casa

“Il Mondo è la Mia Casa” si sposta anche in Africa!!!

Nel 1968, otto anni dopo l’indipendenza, il governo dichiarò la regione occidentale secondo polo di sviluppo del paese. San Pedro fu dotato del porto autonomo, insieme a varie strutture commerciali e industriali. In poco tempo il piccolo borgo diventò una città moderna e polmone economico della regione circostante. Oggi San Pedro è una città cosmopolita con grosse colonie di diverse nazionalità, anche libanesi ed europei.
La bidonville, ove è situata la scuola, è nata spontaneamente come quartiere provvisorio per la manodopera impiegata nella realizzazione delle infrastrutture urbane e portuali ed è cresciuta a dismisura con l’arrivo di masse disperate in cerca di lavoro, fino a contenere i due terzi della popolazione di San Pedro. Lunghe file di baracche di legno, addossate le une alle altre. Tutte le stradine e i vicoli assomigliano a letti di torrenti, con terra frammista alle immondizie domestiche. L’assenza totale di fognature fa si che le vie si trasformino in fogne a cielo aperto, con tratti di liquame ristagnante. In fondo a molte strade, in un avvallamento acquitrinoso, ruspano galline, grufolano maiali e capre e giocano bambini.
Tutto ciò favorisce la proliferazione di zanzare. La gente convive con le febbri malariche: tutti ne sono colpiti, ma i più vulnerabili sono i bambini di sotto i cinque anni. La mortalità infantile ha un tasso molto altro.
Il degrado ambientale porta con sé quello sociale. Nel Bardot (nome della baraccopoli che nella lingua comune vuol dire Purgatorio) c’è assenza di pianificazione stradale e di elettrificazione. E’ chiaro che quest’ambiente sia facile rifugio di malviventi, spacciatori e narcotrafficanti. Insalubrità e malattie, crimini e droga fanno vittime tutti i giorni.
Il vivere nella baraccopoli, dove mancano le più elementari strutture igieniche e del vivere umano, è già un’emarginazione sociale, un’appartenenza a “un’altra casta” di chi cerca di sopravvivere. Chi non può accedere alla scuola è già un emarginato. Chi non conosce il francese è un handicappato, che ha bisogno di un intermediario, non sempre competente. Abitare al Bardot soprattutto nelle ultime frange della baraccopoli, è umiliante. I bambini che frequenteranno l’attuale scuola sono la maggior parte figli di emigranti del Burkina Faso, del Malì o provenienti dalle zone del Nord della Costa d’Avorio. Essi utilizzano la lingua paterna di provenienza e non conoscono il francese, lingua ufficiale della Costa d’Avorio. I genitori, afflitti e preoccupati dai problemi economici per una minima sussistenza, non hanno tempo da dedicare ai figli, nella ricerca quotidiana di un lavoro giornaliero. Non c’è né sostegno, né cura familiare. I bimbi sono spesso lasciati a se stessi o nel grande cortile. E’ urgente e assolutamente necessario offrire uno spazio educativo, di raggruppamento e di gioco, essenziale alla loro età.
In quest’ambiente le Ancelle di Gesù Bambino investono molte risorse in ambito socio-educativo, gestendo la mensa “Cumino” ora in fase di trasformazione perché l’obiettivo è di arrivare a una Scuola Materna (e in futuro anche elementare). La scuola è uno dei problemi più gravi del Bardot. Con la scusa che tutto è provvisorio, e che gli abitanti sono stranieri, il governo non è interessato a fornire l’istruzione e altri servizi.
Si tratta di realizzare in muratura (finora si operava in strutture di legno) una scuola materna per offrire anche ai più piccoli un luogo di crescita armoniosa e dove gettare le basi del futuro cittadino, per:

  • Offrire a un gran numero di bambini in età prescolare un’istruzione e una formazione umana in modo da prepararli all’ingresso nel mondo e di elevazione della loro dignità.
  • Rendere salubre il terreno a disposizione (2.000 mq di cui 1.500 paludosi).
  • Difendere e proteggere la scuola con un muro di cinta. Elemento adesso molto necessario, data l’insicurezza che vige soprattutto dopo la guerra di marzo 2011.
  • Scavare un pozzo per utilizzare l’acqua potabile.

La scuola materna e la mensa “Cumino” vorrebbero concedere ai numerosi bambini della zona un’istruzione di base, secondo un programma pedagogico oramai collaudato, sotto la guida di alcuni maestri e la supervisione delle suore. Migliorare la salute dei bambini e il loro rendimento, offrire uno spazio educativo, di unione e di gioco, essenziale alla loro età. Inoltre migliorare la loro alimentazione perché la nutrizione sia bilanciata, offrendo ogni giorno ai bambini un pasto abbondante, che spesso è l’unico della giornata. Grazie al pozzo previsto permettere che i bimbi si dissetano bevendo acqua pulita.
Il progetto comprende diverse costruzioni: mura di cinta, costruzione di tre classi per il momento, un ufficio, un piccolo deposito, una mensa e cucina, un’apatame (tettoia per accoglienza e attesa) e soprattutto rinterrare i 1.200 mq di palude.

STATUS: verrà finanziato per almeno 5.000 euro