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L’esperienza Missionaria di Mariachiara a Suzana

Pubblicato il 21-01-2015, da Il Mondo è la mia Casa

Sono tornata da più di un mese, eppure tutto continua a portarmi là, in quel piccolo villaggio africano.

Suzana è un villaggio della Guinea Bissau al confine con il Senegal, piccolo, semplice, “essenziale” come direbbe Marianna, mia compagna di viaggio insieme a Chiara e Natascia.

Così la mente torna ancora là, ai suoni, agli odori, ai volti e alle voci del popolo felupe che abita Suzana e le sue strade.

Sono partita con una DOMANDA che ha anche accompagnato il mio cammino di preparazione condiviso con altri cinquanta ragazzi che come me erano in cerca di qualcosa…”cosa c’entra la missione con la mia vita?” L’esperienza in Brasile mi aveva lasciata con l’acquolina in bocca. Il DESIDERIO della missione è maturato e cambiato in questi 7 anni, non è più solo la voglia di fare esperienza, ma di viverla in ciò che sono chiamata a fare.

A Suzana, grazie a Padre Zè (il padre del Pime che ha ospitato me e le mie compagne) instancabile uomo, onnipresente che ha scelto di seguire Gesù e il suo messaggio d’Amore, ho riscoperto che ciò che più conta nella vita è “fare il meglio di ciò che è possibile e tentare l’impossibile”.

“C’è bisogno di chi parte e c’è bisogno di chi resta”.

La bellezza della mia esperienza a Suzana è stata che in quel mese, quel villaggio, quella missione, sono stati davvero la mia casa. Partire è distaccarsi, mi sono allontanata da casa all’andata , ma non immaginavo che avrei pensato quasi la stessa cosa ritornando qui. Non avevamo progetti a cui prendere parte, scuole a cui appoggiarci o simili. Eravamo lì per STARE CON, per vivere la loro realtà, comprenderla- per quanto sia possibile in un solo mese- ed essere a disposizione se c’era qualcosa da poter fare.

Non avevo voluto sapere molto da chi c’era stato prima di noi, volevo semplicemente cogliere tutto il possibile, far mio tutto ciò che potevo.

Le persone ci hanno accolto pur avendo molto da fare nei campi, nel bosco, nella cura della casa, nella piccola officina della missione eppure sono stati loro alla fine a ringraziarci della nostra presenza scusandosi se avevano fatto poco per noi, se erano stati poco con noi in quei giorni. Anche la pioggia, costante delle nostre giornate, non ha favorito i pochi spostamenti possibili, ma anche questo ha fatto bene al cuore e quel consiglio della partenza “STACCI” e “AFFIDATI” più che mai ha reso questa esperienza carburante per la mia quotidianità, per il mio lavoro, i miei impegni e le mie relazioni.

Non è questione di “apprezzare ciò che ho perché ho sperimentato la realtà di chi non ha tutto ciò” ma è “rendere tutto ciò che abbiamo più bello , più unico più vivo per passare dal ‘BENE’ al ‘MEGLIO’”.

E se un piccolo seme da vita ad una pianta, cosa può fare un frutto ricco di semi?