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La Cena dei Popoli del 28 marzo 2015

Pubblicato il 07-05-2015, da Il Mondo è la mia Casa

Nel cammino verso l’expo, in collaborazione con le Acli – Bicocca, i giovani de “il mondo è la mia casa” hanno preparato questo evento che riguarda il cibo per sensibilizzare le persone della parrocchia sul problema delle disuguaglianze e ingiustizie nel mondo.

Ecco la testimonianza di Piera Campaner.

 

Ma cos’è, mi sono chiesta, è una cena etnica? No, mi hanno risposto, è un’esperienza, vieni e vedrai.

Così spinta dalla curiosità, da mia nipote Carola che sta prendendo sul serio la sua appartenenza al gruppo missionario e dal fatto che come catechista l’avevo proposta ai ragazzini del gruppo, insieme ad un folto gruppo di persone mi sono avviata verso il salone dove sarebbe stato svelato il mistero.

All’interno la cosa che mi colpiva subito era una lunga tavola apparecchiata con cura, tovaglia e piatti bianchi in ceramica, bicchieri, fiori, mentre sul pavimento erano stesi dei tappeti su cui siamo stati invitati a sederci; nel mezzo del salone c’era invece un ricco cesto con frutta di ogni tipo.

Don Alex, conduttore di questo evento, ha fatto un’introduzione fornendoci alcuni dati che mettevano in evidenza la disparità di ricchezze fra le zone del mondo e quindi anche gli sprechi di cibo in alcuni stati rispetto alla mancanza quasi totale di esso in altri.

Sono poi state distribuite a tutti le bandiere dei diversi stati, quali segni di appartenenza ad essi, e successivamente sono state invitate alcune persone “adottate” dalle zone più ricche a sedersi alla tavola imbandita mentre a tutti gli altri sono stati consegnati un piatto, un bicchiere e una forchetta di plastica.

E’ poi iniziata una processione di giovani che recavano vassoi pieni di ogni ben di Dio, servivano con abbondanza le persone sedute a tavola, versavano da bere acqua di bottiglia liscia e gassata, e bibite mentre a quelle accovacciate sui tappeti venivano dati due cucchiai di riso e potevano bere attingendo acqua da un pentolone servendosi di un mestolo.

Con un po’ di imbarazzo le persone al tavolo hanno iniziato a mangiare, incoraggiate da don Alex che incitava i giovani a riempire i loro piatti, mentre i “poveri” cominciavano a brontolare per la disparità di trattamento, brontolio che si è fermato in un urlo di protesta quando, il riso avanzato dai ricchi venne buttato in un cestino della spazzatura.

Alcuni ragazzi più pronti di altri, sono andati a vedere nel cestino e, accorgendosi che all’interno era stata posta una ciotola, hanno iniziato a riempirsi i piatti facendo così esperienza di cosa significa cercare il cibo fra la spazzatura.

Finito il poco riso i “poveri” hanno iniziato ad interessarsi al grosso cesto di frutta ma don Alex è intervenuto subito affermando che sì, la frutta veniva dalla loro terra, ma loro la vendevano ai ricchi in cambio delle armi per fare la guerra, così anche il cesto di frutta è stato portato sul tavolo e l’ultima speranza di avere un po’ di cibo è svanita.

A quel punto alcuni “poveri” hanno cominciato ad incitare gli altri a ribellarsi a tanta ingiustizia e tutti insieme si sono avvicinati alla tavola dei “ricchi” appropriandosi del cibo e ristabilendo così una sorta di equilibrio.

Quando tutti si furono rifocillati don Alex ha invito i presenti a comunicare come avevano vissuto l’esperienza, gli interventi più significativi sono venuti da un “ricco” che aveva dichiarato la sua difficoltà ad iniziare a mangiare avendo di fronte quella gente che non aveva quasi niente nel piatto, una persona ha invece osservato che malgrado tutti fossero sazi sulla tavola restava ancora parecchio cibo, segno che il cibo c’è per tutti ma manca la volontà di volerlo condividere, mentre una signora “adottata” dalla Somalia ha dichiarato di aver mangiato solo due cucchiai di riso per poter comprendere meglio la realtà dei Somali.

Sono convinta che chi ha partecipato è riuscito a comprendere la differenza che esiste fra il sentire le notizie, il vedere i filmati, il leggere articoli e il trovarsi coinvolti a vivere in prima persona una tale esperienza, per me è stato così, è qualcosa che mi è rimasto dentro, che mi si para dinnanzi quando non mi sembra mai abbastanza quanto metto in tavola per i miei nipoti, quando al supermercato sono attirata dalle offerte speciali di cose che non sono indispensabili, quando ho la tentazione di buttare gli avanzi per non avere il fastidio di raccoglierli e conservarli in frigo per essere riutilizzati.

Grazie a don Alex e a tutti i giovani che hanno lavorato per la realizzazione di questo evento.